mercoledì, 02 aprile 2008
Ore 22:54
ANIME
La vicenda è ambientata nel mondo della moda, un po’ come Gonkinjo Monogatari (“Curiosando tra i cortili del cuore”, solite traduzioni italiane), da cui l’autrice riprende alcuni personaggi. L’anime è tratto dall’omonimo manga di Ai Yazawa. Le puntate, per la precisione stage, sono insolitamente 12 e non risulta nessun OAV. Consigliato a quel pubblico che sta attraversando il drammatico passaggio verso l’età adulta.

TRAMA
La vita di una ragazza diciottenne viene stravolta nel momento in cui conosce un gruppetto di ragazzi creativi, che sa cosa vuole e che insegue i propri sogni. Per Yukari sarà il momento di fare i conti, per la prima volta, con l’amicizia, l’amore e le ambizioni, di cambiare la propria vita e scegliere il futuro che desidera maggiormente, senza dover sottostare alle ambizioni altrui.

PERSONAGGI
Yukari Hayase non può che essere la protagonista della serie. Ragazza dotata di carattere, che però diventa fragile quando si tratta dei suoi affetti. Studia moltissimo per accontentare la madre, che è sempre insoddisfatta dell’operato della figlia perché dovrebbe sempre primeggiare rispetto a chiunque. E' stata battezzata Caroline da Miwako e da qui nasce Carrie per Isabella. Intraprenderà una turbolenta storia d’amore con George.


George/Joji Koizumi, lo stilista di Paradise Kiss (o Parakiss, l’etichetta). E' parecchio eccentrico basta, infatti, notare i suoi abiti. Ha delle idee assolutamente geniali, non si può dire lo stesso del suo carattere. E’ generalmente un tipo gentile, anche se con Yukari certe volte sono scintille (in tutti i sensi).


Miwako Sakurada da’ una mano al gruppo, non avendo la creatività di tutti gli altri. Si sente inferiore alla sorella Mikako che è diventata una grande stilista e sa di non poter essere come lei. E’ fidanzata con Arashi ed è stata amica d’infanzia di Hiroyuki. Legherà moltissimo con Yukari.


Arashi Nagase è il classico duro dal cuore d’oro. L’aspetto non è certamente dei più confortanti dato i suoi innumerevoli piercing (o spille da balia), tanto che il primo incontro con Yukari è tutto un programma! Anche lui è stato amico d’infanzia di Hiroyuko. Cuce gli abiti e fa parte di una band.


Isabella disegna le stoffe. Anche se dall’aspetto non si direbbe, è un travestito e conosce George da sempre. Scopriamo qualcosa in più sulla sua vita e sulla sua infanzia proprio nelle ultime due puntate della serie. E’ una persona veramente dolce, premurosa e affabile. L’amica che tutti vorrebbero avere.


Hiroyuki Tokumori è il classico bravo ragazzo studioso, il tipo che ogni madre vorrebbe come genero. E’ un tipo molto riservato e molto gentile. Yukari, che inizialmente aveva una cotta per lui, è una sua compagna di classe e lui le è molto affezionato. Il ragazzo è un po’ sfigatello in amore, infatti, anni prima Miwako scelse Arashi tra i due amici.


Curiosità
  • Assolutamente da ascoltare le due sigle, la prima poi è eccezionale: Lonely in Gorgeous di Tomoko Kawase e Do You Want To dei Franz Ferdinand (il nome della band comparirà in una scena).

  • Il nome di George. Noi occidentali siamo abituati alla pronuncia inglese, ma guardandolo in lingua originale il suono è diverso. Pensando che fosse un errore dei traduttori ammetto di averlo cercato su internet e ho scoperto che “Il nome Joji è la pronuncia giapponese del nome George [1]”.

  • Nella sigla di apertura compare Arashi che canta e il pubblico che poga. In effetti, questa scena non si è mai vista nell’anime. La scena finale riprende le caricature, parecchio divertenti, dei personaggi.

Impressioni:
Per chi la conosce, Ai Yazawa (il già citato Curiosando nei cortili del cuore e Nana) è famosa per il suo tratto che personalmente non rientra nei miei gusti, ma, nonostante questo, mi sono piaciuti proprio molto gli occhi di Yukari. Non apprezzo il disegno del make-up, né tanto meno le capigliature, ma in generale proprio il tratto. Mi sono resa conto che i colori non sono molto brillanti, alcuni addirittura sono un po’ smorti, ma è probabile che siano stati scelti proprio di queste tonalità per adattarsi perfettamente alla storia che, in alcune sequenze, è intervallata da immagini reali. Una scelta interessante, dopotutto, che si vede davvero poco in giro.
I personaggi sono variegati e hanno una loro psicologia: troviamo il ragazzo rude dal cuore d’oro, la ragazza sensibile e sorridente, lo sfigato di turno che però è il classico bravo ragazzo, e così via, ma di tutti, un po’ alla volta, comprendiamo i pensieri, le emozioni, le sensazioni. Infatti, non sono poche le volte che entriamo anche noi nella storia, magari al posto di quegli stessi ragazzi o comunque come pubblico attivo. Alla fine, benché la storia non sia proprio comune, quei ragazzi lo sono. Se togliamo la “moda” e la sostituiamo genericamente con “passione” (hobby sarebbe certamente inappropriato), allora sì in questo caso, avremo una storia più facilmente “nostra”. Tutti avranno conosciuto nell’età d’oro (la giovinezza, ma non solo) un ragazzo carismatico ed enigmatico come George, apparentemente non molto cortese da “fidanzato” (tanto da farmi ricordare la famosa canzone Teorema), ma è nei piccoli gesti che si nota tutto il contrario (un caso eclatante non può che essere il famoso anello a forma di farfalla fatto con le perline). George indossa una maschera. La risposta al “perché? ” è identica a quella che ci diamo ogni giorno. E tutti avranno conosciuto una Yukari, bella ragazza ma glaciale col prossimo per due motivi: uno perché la madre non è così espansiva, e l’altro perché studiando e vivendo per lo studio non ha molte occasioni di relazionarsi con la gente, con i suoi coetanei. E l’elenco si potrebbe fare per tutti i personaggi.
Le colonne sonore non sono messe lì tanto perché ci vuole un po’ di musica. I due pezzi, di apertura e di chiusura, predicono, anticipano la storia ma saranno capite solo man mano che si procederà nella visione delle puntate e si giungerà alla fine. La sigla di apertura è il preambolo per eccellenza, è come se dicesse “è questo che vi dovete aspettare” ma si capirà veramente alla fine. Io sono rimasta molto colpita dalla sigla iniziale per questo motivo, l’ho trovata assolutamente geniale, un’ottima sigla per anime. Oltretutto è anche molto bella, a prescindere.

Ma allora Parakiss che cos’è?
Ottima domanda! Parakiss è sostanzialmente una storia di passioni: passione per qualcosa, per qualcuno, passioni sopite. E’ anche una storia passioni represse per un fine più grande che può essere un’amicizia o la crescita dei personaggi. Capire se è giusto continuare qualcosa che ci fa stare male o no, capire se le amicizie possono essere recuperate, capire che bisogna solo prestare la propria spalla. Capire, infine, che dopotutto, anche se sono necessari parecchi anni il dolore scema, eppure il ricordo rimane magari anche solo in un angolino di noi stessi, ma è lì e non andrà mai via. Forse è questa l’interpretazione più giusta che si possa dare all'anime (che poi è un manga). Parlare della moda, della storia d’amore sarebbe riduttivo.
Premetto che quest’anime, in realtà, l’ho guardato più per curiosità piuttosto che per interesse vero e proprio. Dopo la terza puntata, però, mi sono dovuta ricredere sul perché lo stessi guardando e intuendo la risposta ho deciso di vederlo fino in fondo. Ero curiosa perché me ne avevano parlato brevemente, ma inconsciamente era già scattato qualcosa (la curiosità, appunto) altrimenti non l’avrei certo cercato! Se non fossi arrivata alla terza puntata, probabilmente, non avrei continuato la visione per il tratto che, come ho già detto, non rientra fra le mie preferenze. La vicenda, per fortuna, è andata diversamente. E mi sono addentrata nel tunnel. Avrebbero potuto (dovuto!) allargare la storia, anche se non c’è nulla di intentato o lasciato a metà. In realtà le 12 puntate sono perfette, bisogna darne atto. La pecca insopportabile è la fine. No, davvero, è paurosa. Intendiamoci ci può anche stare, ma non può finire in quel modo. E’ contro tutte le leggi che governano la finzione! Ma volendo accontentarsi di quel finale (cosa alquanto impossibile per come è articolata la storia), l’ultimo minuto è decisamente troppo. Per la precisione sono sessantacinque secondi (cronometrati) in cui ci si domanda solo una cosa: perché. Forse, da un certo punto di vista, la vita è meglio. Mi spiego meglio: nel “reale” si sa che le cose potrebbero andare in un certo modo poiché la “vita” ha in sé parecchi significati positivi e pure negativi. Si sa a cosa si va incontro, insomma. In un anime (o manga) ci sono altre aspettative: la finzione e quindi il contrario di quello che può accadere realmente. Quando queste aspettative vengono stravolte, il risultato è un coinvolgimento emotivo a ridosso dell’ira funesta di Achille. Quantomeno è quello che è capitato a me durante quei secondi.
Riassumendo dell’anime mi è piaciuta la storia, ma soprattutto i tratti psicologici dei personaggi. E la musica. Tutto il resto fa assolutamente da contorno, è un qualcosa che aggiunge e che non leva nulla. La fine, comunque, per me è stata pessima, come se fosse stata scritta giusto perché bisognava concludere il tutto. Ho sempre detestato questo genere di conclusioni perché rinnegano un po’ tutta la storia. Ma questa, signori miei, questa fine è veramente atroce!

MANGA[2]
La prima edizione del manga di ParaKiss fu distribuita dalla Planet Manga a partire dal dicembre 2001 ed era costituita da 10 volumetti al prezzo di 2,32 euro cadauno. Attualmente, ne è in corso la ristampa sotto forma di Collection: 4,50 euro per ogni volume (sono in totale 5).
Il tema principale su cui verte tutta la storia è sicuramente la passione. Che sia passione fra uomo e donna o quello per la famiglia o l'amicizia, conta poco dal momento che saranno temi che si intrecceranno inevitabilmente fra loro di continuo, coinvolgendo protagonisti e personaggi di secondo piano. Ma non possiamo non notare anche la presenza, forte, della passione nei confronti delle proprie abitudini e attinenze, come confezionare abiti. Un compito ben lontano dall'obiettivo scolastico cui Yukari è stata indirizzata fin dalla più tenera età ma che la trascinerà in questo vortice all'improvviso, a partire dal momento in cui si ritroverà a fare da modella per la sfilata di fine anno accademico dell'istituto Yaza (evidente il richiamo al cognome dell'autrice). La passione per la moda è sicuramente il perno di tutta la narrazione poiché ogni personaggio si ritroverà a dare anima e corpo per terminare il lavoro, a sacrificare il proprio tempo libero per tagliare e cucire, a mettere i propri mezzi e le proprie finanze per comprare tessuti e accessori. Insomma, tutto il manga è l'elogio al sacrificio inteso in primis come voglia di riuscire per portare a termine un impegno ma anche per poter essere soddisfatti di se stessi, sempre e comunque, indipendentemente dalle imposizioni esterne e dai giudizi spesso fin troppo critici. E' questo un messaggio importante che la Yazawa ha voluto dare pagina dopo pagina, sotto diverse forme e sfaccettature.
Ogni capitolo prende il nome di Stage e i personaggi sono disegnati con una cura maggiore rispetto all'anime, perfetti nei lineamenti del viso ma soprattutto negli abiti, ricchi di particolari e sempre accompagnati da accessori.
Tutti i protagonisti, in tempi e modi diversi, subiscono un'evoluzione pagina dopo pagina, che si traduce soprattutto come una serie di cambiamenti mirata a renderne più maturo il carattere e più consapevoli le azioni. E' necessaria  però una lettura attenta ed esente da distrazioni, perché sovente le espressioni di un viso sono più eloquenti di un qualsiasi dialogo.
Il più enigmatico fra tutti è Joji Koizumi. I tratti delicati gli donano un inevitabile tocco di classe e un fascino maggiore, lasciano inoltre intendere, prima di ogni spiegazione dell'autrice, il suo sangue misto. Il modo di fare del giovane non appare subito chiaro, infatti capita di aspettarsi da lui tutto l'opposto di quello che farà; ciò fa sì che ci si abitui al suo lato un po’ dongiovanni e menefreghista in modo graduale, a differenza della trasposizione su schermo dove tutto è stato accelerato e molti passaggi non sono stati spiegati a dovere a causa delle poche puntante a disposizione. Joji è senza dubbio il più affascinante fra tutti, forse per il suo porsi da arrogante ed intrigante allo stesso tempo e per le sue imprevedibili carinerie; la Yazawa vi è molto affezionata, tanto da citarlo anche in Nana[3] (vedi anteprima a destra).
Un personaggio che suscita da subito curiosità è invece Isabella. E' l'addetta ai fornelli dell'atelier, oltre che collaboratrice della collezione ParaKiss. Nel manga ha sempre vestiti eccentrici e unghie impeccabili, nonchè una certa raffinatezza nei modi di fare; spesso, però, ha un make-up fin troppo eccessivo (cosa che è molto evidente nel manga, meno nell'anime), fa uso di accessori molto vistosi e dalle mani trapela un che di "stonato": questo perché, come sarà possibile comprendere a storia inoltrata, in realtà è un ragazzo. Un ragazzo che non ha mai accettato, fin da piccolo, il suo sesso e che poco a poco ha deciso di cambiare totalmente identità, grazie soprattutto all'appoggio di Joji, suo amico di infanzia per il quale rivelerà indirettamente d'avere una cotta.
L'ultimo ragazzo della compagnia è Arashi Nagase, che nei tratti del manga è un incrocio fra Nobu e Shin di Nana mentre nell'anime è quello che è stato disegnato peggio; è il personaggio cui la Yazawa ha affidato il proprio interesse per la musica, avendogli donato, oltre alla passione per la moda, quella per la chitarra. E' il personaggio che richiede sicuramente più tempo per essere conosciuto, dato che inizialmente ha un ruolo molto marginale soprattutto per il fatto che viene messo in ombra da Miwako, la sua chiassosa fidanzata.
Miwako Sakurada, a dispetto di quel che può sembrare, è il personaggio chiave di tutta l'opera; è la sorella di Mikado Koda, proprietaria della linea d'abbigliamento "Happy Berry" e che abbiamo già visto in Gokinjo Monogatari. Miwako ha una personalità frizzante e sbarazzina; è un incrocio fra una lolita giapponese ed una bimba che accoglie le belle novità con tanto entusiasmo. In realtà, nonostante l'indole spensierata, ha un lato del suo carattere che tende a celare, ovvero quello più insicuro, che si manifesta sia nei confronti del suo amore per Arashi, messo in dubbio in seguito all'incontro con il suo amico di infanzia Hiroyuki Tokumori (figlio del proprietario del pub "Blue Parrot", anche lui visto in Gokinjo Monogatari), sia nei confronti della sorella stessa, stilista affermata e richiesta che sente non riuscirà mai ad eguagliare.
L'ultima descrizione tocca alla protagonista assoluta, Yukari Hayasaka. La storia si apre proprio con lei che, molto irritata, incontra casualmente Arashi ed Isabella per le strade di Tokyo. E' una ragazza molto fragile, che racchiude in sé tutte le caratterizzazioni negative tipiche delle liceali: è insicura e ansiosa, è oppressa dalla famiglia che vuole a tutti i costi che lei sia la prima a scuola, è incapace di avere relazioni interpersonali e se ne sta sempre chiusa nel suo mondo di libri per prepararsi agli esami che le  consentiranno di accedere all'università. Non ha passioni, non ha sogni. Tutto questo finché, un giorno, si troverà catapultata contro la sua volontà nel mondo di ParaKiss. Caroline, inconsciamente, ha dentro di sé un'indole molto ribelle che ha bisogno di una spinta molto forte per essere tirata fuori  Una spinta che le verrà data proprio dall'amore.


NOTE

[1] Fonte Wikipedia.
[2] Recensione curata da Utopia, la nostra fondatrice, alla quale va il mio più sentito ringraziamento.
[3] Nana collection #4, La stanza di Junko.

Postato da: mulaky
martedì, 09 ottobre 2007
Ore 18:44
In principio erano i demoni, creature mostruose nate dalla fusione degli esseri viventi più dipsarati. Dominavano la Terra prima dell'avvento dell'uomo, in un clima di primitivo e violento terrore ove vigeva la legge del più forte. Poi vennero le glaciazioni e i demoni furono imprigionati nelle profondità dei grandi ghiacciai.
Il professor Asuka, archeologo di fama internazionale, durante una spedizione tra le rovine di un'antica civiltà Maya, conobbe tutta la verità sull'esistenza dei demoni e quando tornò in patria non fu più lo stesso. Divenne sadico e malvagio fino al giorno in cui, dopo aver tentato di divorare suo figlio, decise di mettere fine alla propria esistenza dandosi fuoco.
Ryo Asuka, unico figlio del professore, rovistando tra gli appunti del padre, si rese conto che il celebre archeologo era stato posseduto da un demone. Seppe così che i demoni si erano destati dal loro sonno millenario e che si apprestavano a riconquistare la Terra.
Un giorno il giovane Ryo si presentò dinanzi al suo unico vero amico: Akira Fudo. Akira era sempre stato un ragazzo codardo, ma dal cuore puro e dai sentimenti onesti. La sua famiglia si era trasferita all'estero e, dato che lui doveva completare gli studi, era stato ospitato dalla famiglia Makimura che lo aveva sempre trattato come fosse loro figlio. Secondo Ryo esisteva un solo modo per riuscire a contrastare i demoni: fare in modo che uno di essi si fondesse con un uomo capace di dominarne gli istinti, affinché la natura demoniaca non prevaricasse quella umana. La scelta ricadde su Akira.
La fusione avvenne, Akira Fudo fu posseduto dal grande demone Amon e da quel momento divenne Devilman, altrimenti detto l'uomo diavolo.

   

Pur essendo composta da soli tre volumi (ristampata recentemente in una nuova edizione da cinque), l'opera di Go Nagai possiede una ricchezza ed una profondità particolarmente rare, che fanno leva sui principi del bene e del male che convivono nell'uomo. Go Nagai indaga sulle due facce della stessa medaglia portando in superficie gli istinti carnali, primordiali ed oscuri che albergano in ciascuno di noi, nell'ambito di un equilibrio tanto instabile da condurre inevitabilmente all'autodistruzione.
Dopo la fusione Akira cambiò radicalmente. Divenendo scontroso e a tratti persino violento, ma riuscì comunque a dominare l'istinto del demone che lo possedeva. Questa sua duplice e contrastante natura fece innamorare la giovane figlia dei Makimura, Miki, che viveva sotto lo stesso tetto di Akira. Miki non conosceva il segreto di Akira e lui ritenne opportuno fare di tutto per nascondergliela, limitandosi a proteggerla a sua insaputa. A questo punto il racconto di Go Nagai si tinge di nero, attraverso il susseguirsi di una serie di brevi episodi di rara crudeltà quotidiana: una madre che tortura il suo unico figlio; una bambina divorata dal demone-tartaruga Jinmen, il cui volto e la cui coscienza restano impresse sul suo guscio; un gruppo di ragazzi controllati da orribili tarantole aggrappate alla testa; una giovane studentessa costretta a convivere col suo corpo demoniaco capace di secerne liquidi che corrodono ogni cosa. Insomma, non si può certo dire che a Go Nagai manchi la fantasia, come neppure si può dire che non sappia dipingere l'orrore nella sua forma più pura, profonda e radicata.
E così, giorno dopo giorno, Akira si vide costretto ad affrontare sè stesso e i demoni che insidiavano la razza umana. Si, perché i demoni erano troppo furbi per riconquistare il pianeta dichiarando guerra aperta all'umanità: erano consapevoli delle armi create dall'uomo, ma conoscevano bene anche tutte le sue debolezze e le sue paure. Decisero quindi di optare per una fusione indiscriminata: presero a impossessarsi di persone normali, comuni lavoratori, casalinghe, studenti delle superiori e via dicendo. Alcuni di questi si tramutavano in orrende creature dalle apparenti sembianze umane; altri, non sopportando il peso della fusione, morivano manifestando apertamente la loro natura demoniaca sotto lo sguardo sbigottito e impotente dei passanti. A quel punto divenne chiaro a tutti che chiunque poteva nascondere un demone dentro di sé e in breve tempo il terrore dilagò a macchia d'olio. In tutto il mondo vennero istituite speciali squadre anti-demone e l'umanità cadde vittima di una seconda epoca inquisitoria, ancora più devastante della prima. l'obbligo morale di denunciare alle autorità chiunque fosse stato anche solo sospettato di essere un demone si diffuse come il peggiore dei virus e tanti uomini innocenti caddero vittime delle spietate pattuglie anti-demone. Nel giro di pochi mesi le cose precipitarono e, se in un primo momento il compito di Devilman era quello difendere la Terra dai demoni, ben presto si ritovò a proteggere l'umanità da sé stessa. Ma l'odio e la crudeltà umana si dimostrarono ben più violente dei primordiali istinti demoniaci e lo stesso Akira capì di essere del tutto impotente nell'affrontare l'odio generato dall'uomo nei confronti dei suoi simili.

   

Infine il tragico epilogo. Per difendere la famiglia di Miki, Akira fu costretto a rivelare apertamente la sua vera identità demoniaca e a fuggire lontano dalla sua amata, con la promessa che avrebbe continuato a proteggerla. Miki giurò ad Akira che avrebbe fatto il possibile per sopravvivere e che, una volta che tutto questo fosse finito, si sarebbero finalmente ricongiunti. L'obiettivo di Akira era quello di cercare altri devilmen come lui. Si rese conto che, durante la precedente fase di fusione indiscriminata ad opera dei demoni, potevano essere nati altri devilmen, così come era capitato a lui: l'amore di Miki l'aveva spinto a credere che, nonostante tutto, l'umanità meritasse ancora di essere salvata e l'unico modo per farlo sembrava essere proprio quello di organizzare un esercito di devilmen, così da ingaggiare una battaglia all'ultimo sangue contro i nemici dell'uomo. Nel frattempo, quando il quartiere seppe che la famiglia Makimura aveva ospitato un devilman in casa propria per tutto quel tempo, cominciarono a diffondersi inquietanti ed insidiose dicerie sul loro conto. D'altronde Miki era sempre stata una ragazza affascinante e tutti coloro che in passato avevano segretamente subito questo suo fascino cominciarono a giustificare la loro debolezza d'animo accusando la ragazza di essere una creatura dagli oscuri poteri. Una notte, una folla inferocita di cittadini, armati di bastoni, randelli e ardenti fiaccole, assediò la casa dei Makimura. Uccisero brutalmente tutta la famiglia. Miki si difese fino allo stremo delle proprie forze e, prima di essere linciata, invocò tra sé il perdono Akira per non essere stata capace di sopravvivere a tutta quella ferocia. Alle prime luci dell'alba, mentre Akira rientrava a casa dei Makimura per poter finalmente riabbracciare la sua amata, vide una folla esaltata portare in trionfo un macabro trofeo: la testa della giovane Miki impalata in cima a una lunga asta di legno.
I demoni a quel punto ebbero gioco facile e ben presto l'umanità si ritrovò decimata. Ma lo scontro finale doveva ancora avvenire: dopo una lunga battaglia tra demoni e devilmen sopravvissero soltanto i rispettivi capi delle due fazioni nemiche: Satana e Amon. Satana si rivelò essere la vera identità di Ryo Asuka, l'amico d'infanzia di Akira. Sul finale l'angelo ermafrodita cacciato dal Paradiso raccontò di essere sempre stato innamorato di Akira e di averlo fatto possedere dall'invincibile Amon non per difendere l'umanità, bensì nella speranza che potesse sopravvivere ad essa. Dopo la lunga e malinconica rivelazione di Ryo, Akira chiuse gli occhi e si addormentò per sempre tra i resti di una Terra ormai devastata.


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N.B. Le tavole riportate rispecchiano il formato originale dell'opera, dunque eventuali dialoghi (mi riferisco nello specifico alla tavola numero cinque) andranno letti nell'ordine inverso: dall'alto verso il basso e da destra verso sinistra.

Postato da: Deeproad
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mercoledì, 19 settembre 2007
Ore 22:36
Una partita a scacchi.
Di quelle serie però, di quelle giocate dai grandi campioni dotati di una mente tale da prevedere in anticipo le mosse dell'avversario; con la sola (?) differenza che pedoni, alfieri, torri, cavalli e regine sono degli esseri umani, manovrati (e sacrificati) abilmente dai 2 re.
La scacchiera? Una Tokyo che presto sta stretta, spostando la partita su scala globale.
Il mezzo? Da un lato la tecnologia della polizia giapponese e di un geniale investigatore, dall'altro il Death Note.


Beh, presentiamo i pezzi disposti su questa scacchiera, allora.

I pedoni.
I pedoni degli scacchi sono anonimi, tutti uguali e limitati nei movimenti. Nella partita di Death Note invece devono avere un nome: "The human whose name is written in this note shall die". Quelli bianchi sono quelli a disposizione della polizia, quelli neri del possessore del Death Note... poi ce ne sono altri che non c'entrano con la partita: c'è un brusio continuo di pedoni che scompaiono, per tutta la storia.
Alfieri, torri, cavalli, regine. Entrambi i giocatori hanno dei pedoni un po' più importanti - non si può definirli diversamente - che scelgono di muovere con maggior libertà e che sono a conoscenza di parte della strategia.
Re. Imbrigliati nelle maglie tessute dall'avversario, i due re mandano avanti tutti gli altri pezzi secondo uno schema di anticipazioni e mosse preparatorie che è il vero nucleo della storia.
- Il re bianco è L (proprio la lettera), o Riuzaki (nome fittizio). Di lui non si sa nulla se non quello che mostra di sè: un ragazzo indubbiamente strano, pieno di tic e con la passione per i dolci. Un ragazzo prodigio che in varie occasioni aveva aiutato la polizia a risolvere casi intricatissimi e che ora è chiamato a capire e fermare il serial killer che sta uccidendo a suon di attacchi cardiaci i criminali ("If the cause of death is not specified, the person will simply die of a heart attack").
- Il re nero è Light Yagami. Light è Kira, colui che, spinto da un deviato (o no?) senso di giustizia, sceglie di usare il Death Note per punire. Kira raccoglierà numerosi fan (saranno loro a dargli questo nome, "killer" pronunciato dai giapponesi), ma non manca chi lo avversa, in primis suo padre, il capo della polizia di Tokyo.
Gli shinigami. Eh? Su una scacchiera? Beh, sono un po' gli spettatori, un po' gli organizzatori dello spettacolo: sono gli dei della morte, naturali possessori dei Death Note coi quali dovrebbero gestire vita e morte degli esseri umani dal loro mondo... Non è bello da dire, ma tutto questo gran casino tra L e Kira è causato dalla noia mortale di uno di loro, Riuuk, che lascia cadere sulla Terra un Death Note che gli avanzava.
Dire i nomi di tutti gli altri ci interessa poco, ve l'assicuro. Una volta che siamo entrati nell'ottica che sono tutti pedine nelle mani dei due giocatori di loro poco ci fregherà (anche se, chiaramente, la storia ce li propone egregiamente, con le loro speranze e le loro paure, i loro desideri e le loro aspirazioni...)

Le regole, infine, sono quelle dettate dal Death Note.

Della storia non si può dire veramente di più. Immagino sia chiaro che non è possibile raccontare oltre senza togliervi la possibilità di capire autonomamente i perchè delle mosse dei due giocatori.
Posso dirvi che avete 3 possibilità di scoprirla: manga, anime e film.
I 12 numeri del manga e le 37 puntate dell'anime viaggiano sulla stessa lunghezza, le differenze sono minime (a quanto ho potuto al momento riscontrare). C'è da dire che entrambi si spostano oltre la storia che vi ho accennato: nell'anime dalla puntata 27 inizia una seconda partita a scacchi, a dire il vero meno intensa della prima...
Col film (inevitabilemente) le differenze sono notevoli. Coi film, anzi: Death Note e Death Note - The last name. La storia si ferma alla "prima partita" tra L e Kira e la necessità di far stare tutto in 4 ore causa cambiamenti nella trama, tanto che si può dire che anime/manga e film arrivano allo stesso finale ma per due strade diverse, sovrapponendosi solo in alcuni passaggi chiave.
Sono modifiche intelligenti, non raffazzonate, ma che causano un appiattimento emotivo nella storia: l'anime e il manga sono caotici, neanche i protagonisti spesso hanno le idee chiare (sono pur sempre esseri umani) e la confusione aumenta tra la gente comune (spaccata in due tra un senso di giustizia sano ma inerme e uno malato ma efficace), è tutto meno orchestrato, insomma, ma la possibilità di avere più spazio (in tankoubon e puntate) permette di spiegare comunque gli eventi. Nel film invece la trama tessuta da L e Kira fila liscia fino alla conclusione, intrecciandosi perfettamente a formare un quadro geniale.

C'è solo un'ultima cosa da dire: il manga è stato presentato come uno dei rari successi in cui il protagonista è cattivo. Beh, Light/Kira magari non è cattivo, a voi decidere... ma certamente non è normale: la sua fortissima e controversa personalità deve aver spinto gli sceneggiatori del film a ridimensionarlo, almeno all'inizio: nel film infatti Light è uno studente di legge con un forte senso di giustizia e fiducia nella polizia, ma che dopo aver assistito a una palese ingiustizia rimasta impunita ottiene da Ryuuk il Death Note e diventa (seppur con qualche iniziale esitazione) un dio punitore. Nel manga/anime invece queste sue velleità divineggianti sono manifeste da subito e le esitazioni ridotte a zero: Light accetta una forza assoluta e divina certo di essere la persona giusta per applicare la vera giustizia. Chissà, magari presentare sullo schermo un'anima umana così nera ha messo paura agli sceneggiatori... E' infatti inevitabile che chiunque abbia visto questa storia, a un certo momento (per ognuno diverso) abbia pensato che forse Kira tutti i torti non li ha...

Postato da: Mizar81
giovedì, 14 giugno 2007
Ore 12:14
Né vivere, né morire.
Non ho potuo fare niente
di tutto questo insieme a te...


La saga delle Sirene

L'immortalità. Un antico miraggio che l'uomo rincorre fin dal principio della vita stessa; un sogno irraggiungibile che si perde nei meandri più reconditi dell'esistenza; un desiderio insano e perverso, talvolta disperato, che scaturisce da una favola tramandata attraverso i secoli e le generazioni: a colui che si nutrirà della carne di una sirena saranno concesse eterna giovinezza e longevità. Quello che però non viene narrato dalla leggenda è che la carne di sirena è in realtà un veleno letale, capace di trasformare ogni essere vivente in una creatura mostruosa e priva di sentimenti, condannata a vivere in eterno sotto quelle orrende sembianze. Mentre il destino che attende i più fortunati consiste in una morte atroce e dolorosa oltre l'umana immaginazione. Eppure al mondo sembra esistere anche chi ha ricevuto il dono dell'immortalità senza che il suo corpo ne subisse le tremende conseguenze. La felicità di costoro è però destinata a spegnersi in un lampo sotto il peso della solitudine eterna.
Yuta è un giovane vagabondo che cammina sulla Terra da più di cinquecento anni alla disperata ricerca di una sirena che possa finalmente porre fine al tormento della sua condizione. Yuta desidera invecchiare e morire come qualunque altro essere umano. E nel suo eterno vagare incontrerà Mana, una ragazza anch'essa immortale, sottratta al suo destino di vittima sacrificale sull'altare delle leggendarie creature marine. Perchè se un essere umano che si nutre della carne di sirena è in grado di ottenere l'eterna giovinezza, la sirena che mangia la carne di colei che ha trovato l'immortalità ritorna giovane. E in un villaggio sperduto sulle rive del mare, una congrega di vecchie sirene, dopo anni di estenuanti ricerche e inutili sacrifici, ha finalmente trovato in Mana l'essere immortale che le riporterà al loro antico splendore. Yuta riuscirà a sottrarre la ragazza alla sua triste sorte e da quel momento non sarà più solo. Ma questo in fondo è solo l'inizio di una saga che ci prende per mano e ci trascina in un vortice di oscura aberrazione, laddove l'animo umano si manifesta in tutta la sua disarmante fragilità. Perchè la carne di sirena, prima ancora che per il corpo, è un letale veleno per l'anima di colui che subisce il fascino perverso dell'immortalità. E se da un lato le anime dannate vagano in eterno sulla terra ignare della loro condizione di creature dalle mostruose sembianze, dall'altro le anime corrotte convivono con tutta la sofferenza interiore che il desiderio di sovvertire le leggi della natura ha donato loro. E a noi non resta altro che domandarci cosa sia realmente peggio.

Il bosco delle Sirene  Il segno della Sirena  La maschera della Sirena

La saga delle sirene è senza ombra di dubbio la più bella opera di Rumiko Takahasi. Personalmente ho sempre avuto delle riserve nei confronti di questa autrice tanto osannata da qualsiasi appassionato di fumetti del Sol Levante. Di lei ho sempre amato quel suo stile dissacrante ma al tempo stesso profondamente legato alle tradizioni occulte del Giappone. E' indubbiamente una donna di grande cultura e dalla spiccata ironia, oltre che un'ottima narratrice. Eppure nessuna delle sue opere più celebri mi ha mai convinto fino in fondo. Si è sempre persa nei meccanismi della serialità e nella reiterata ostinazione a voler perpetrare in eterno la staticità delle situazioni che lei stessa creava e che sembrava avesse paura di compromettere in qualche modo. E' come se non fosse in grado di osare spingendosi al di là dei confini di quei piccoli quadretti narrativi che pure sa dipingere così bene. E' un'autrice fondamentalmente prevedibile, nel bene e nel male. Ma la saga delle sirene è tutt'altra cosa. E' un'opera completa e appassionante in cui la Takahashi sembra riversare tutta se stessa raggiungendo vette emotive di rara e poetica intensità. Ogni singolo capitolo è una piccolo capolavoro curato fin nei minimi dettagli che rende finalmente giustizia all'arte di questa grande autrice, senza i limiti relativi alle improrogabili scadenze seriali imposte dalla casa editrice. La struttura stessa dell'opera, organizzata secondo l'alternarsi di epoche storiche differenti secondo uno costruzione temporale che ricorda vagamente quella adottata da Tarantino nella maggior parte delle sue pellicole, offre grande respiro allo sviluppo del racconto. Ma la saga delle sirene è purtroppo una storia ancora incompleta, costituita da soli tre volumi per un totale di nove episodi. Onestamente non so se questo splendido racconto troverà mai una conclusione, ma sono certo che la lettura di queste pagine vi darà modo non solo di conoscere il lato più intimo e poetico della Takahashi, che purtroppo traspare appena nell'ambito delle sue opere più conosciute, ma anche di sondare gli oscuri e deliranti sentieri dei sentimenti umani più profondi, siano essi innocenti o intrisi di sottile e perversa crudeltà.

Le Sirene non sorridono mai  Fine di un incubo  Il bosco delle Sirene

Postato da: Deeproad
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